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1月28日 BuonanotteA chi scrive interventi quando non sa bene cosa fare delle proprie giornate, a chi lo fa per necessità.
A chi domani avrà una giornataccia, a chi potrà dormire fino a mezzogiorno.
A chi affronta i discorsi guardandoti negli occhi, a chi li evita spudoratamente ma con maestria.
A chi ascolta Vasco, a chi lo ascolta con le cuffie nelle orecchie e le lacrime agli occhi.
A chi canta a squarciagola, a chi alza il volume per non farsi sentire.
A chi mangia tre focacce prosciutto e formaggio al giorno, a chi dovrebbe.
A chi è sempre perfetto, a chi è maldestro ma con stile.
A chi sta aspettando il principe azzurro, a chi l'ha già trovato, a chi non è proprio azzurro.
A chi da piccolo giocava con i Lego, a chi oggi festeggia il loro 50esimo compleanno, a chi ci costruisce ancora qualcosa.
A chi ha già iniziato a sbadigliare, a chi si sta preparando per uscire.
A chi è uscito in balcone per fumarsi una sigaretta, a chi è rimasto in casa perchè può, a chi ha smesso di fumare, a chi non ha mai fumato.
A chi mangia un pacco intero di cicles per fare uno scherzo, a chi deve fumare tempera perchè qualcuno si è vendicato.
A chi "non so un cazzo" e prende otto, a chi "ho studiato tutto il giorno" e prende cinque, a chi studia e si vede, a chi non studia e rischia l'anno.
A chi "mi vuoi bene?", a chi "vedi un po' tu", pensa.
A chi ti chiede di sorridere, a chi sorride e tutto il resto si dissolve.
A chi parla troppo, a chi si tiene dentro tutto, a chi parla troppo ma ogni tanto sa mantenere un segreto.
A chi ha compiuto diciottanni questo Gennaio, a chi li sta aspettando con ansia, a chi li ha passati da un po'.
A chi guarda i Simpson tutte le sere, a chi li preferiva alle 14:30.
A chi "ora meglio, molto meglio", a chi "tu non mi basti mai".
A chi sacrifica una notte di sonno per finire un libro, a chi ha tanti libri lasciati in sospeso sulla scrivania.
A chi sogna di scriverne uno, a chi ha già iniziato.
A chi riordina il computer ma si rifiuta di fare lo stesso con la camera, a chi tanto rimangono in disordine sia l'uno sia l'altra.
A chi vede il sole brillare anche di notte, a chi quando vede la luna ripensa a cose non troppo passate.
A chi scrive in balcone al freddo, a chi in classe durante una lezione, a chi conserva tutto, a chi cancella troppo.
A chi si scopre troppo geloso, a chi la gelosia in fondo è normale, a chi sì, ma nei limiti.
A chi legge blog e sorride, a chi legge e non capisce, a chi fa finta di capire, a chi nemmeno ci prova.
A chi sta cercando di pubblicare un intervento da un'ora e mezza, a chi se lo aspettava diverso da come è venuto, a chi pubblicherà lo stesso.
A chi entra in mutande in camera mia e lascia la porta aperta, a chi ammazzerebbe questo qualcuno, a chi si alza per chiuderla.
A chi ama, a chi sta per amare, a chi non ama, a chi non amerà mai, a chi non sa cosa sia l'amore, a chi crede di saperlo e forse non lo sa, a chi ne parla ogni giorno, a chi evita di farsi domande.
A chi si sente un po' calamita, a chi si sente un po' ferro.
A chi è convinto di dover prendere il numero, a chi il numero l'ha preso ma non servirà a niente, a chi ha comprato una prevendita che non potrà mai usare, a chi possiede un invito che include il privè.
A chi alle undici passate dovrebbe andare a dormire, a chi pensa che le giornate dovrebbero essere di 36 ore.
A chi non trova un modo per finire in bellezza, a chi scriverebbe una canzone, a chi non vengono in mente canzoni, a chi finirà così.
BUONANOTTE
Piovono parole su questa città
se la gente vuole ma quanto male fa noi ci alziamo in volo e loro sono fermi sola in mezzo a questo cielo non lasciarmi 1月17日 moleskine"Ho abbandonato la mia moleskine sul pullman"
"Come hai potuto?"
"Già, come ho potuto?"
"A me ne hanno regalata una"
"Davvero? Che regalo stupendo!"
"La mia moleskine è speciale però! Me l'hanno regalata già scritta"
"Scritta?"
"E sì, c'è scritto un pezzo di vita"
"Io darei qualsiasi cosa per una moleskine con scritta la vita di qualcuno"
"Beh, io ho dato qualsiasi cosa per riceverla. Ho dato i miei sentimenti, l'unica cosa che davvero possiedo" 1月16日 Se ti tocco non hai più freddoP.N.
Eccomi qua.
Sono seduta su una sedia verde cigolante, davanti a me vedo Torino attraverso delle enormi vetrate.
Alla mia destra una ragazza ripassa non so quale materia, si guarda intorno, si immerge di nuovo nella lettura, scrive un messaggio, si guarda intorno... E via così, probabilmente aspetta qualcuno.
Anche io aspetto qualcuno.
Alla mia sinistra alcune porte, una è socchiusa. Lì dentro c'è lei. E' lei che aspetto. E' per lei che ora sono qui. E' lei che "sono troppo felice". E' grazie a lei che sto bene. Non oggi, sempre da quando c'è, da quando è entrata con irruenza nella mia vita.
[..una ventina di minuti dopo]
E' uscita poco fa, sorridendo.
Di quei sorrisi che ti fanno salire un brivido lungo la schiena, di quei sorrisi che ti riempiono, perchè sai che sono tuoi, sai che te li stanno regalando, sai che il merito è tuo.
[..qualche ora dopo]
Ci sono fiamme che pensi di spegnere, ma non lo fai. Quelle fiamme si ingrossano e a quel punto non pensi neanche più alla possibilità di spegnerle. Pensi magari a come evitare di provare dolore. Poi smetti di pensare anche a quello, l'importante diventa farsi scaldare. Diventa necessario essere a tua volta una fiamma per qualcuno, e continuare a scaldare.
Se ti tocco non hai più freddo.
1月15日 acquaMi infilo sotto la doccia consapevole che sarà un benessere effimero.
Leva del miscelatore completamente a sinistra, bollente. Un getto d'acqua improponibilmente calda mi colpisce la testa, sento le prime gocce scivolare lungo la fronte, sento il tepore sulle palpebre, le guance bagnarsi nuovamente, la bocca riempirsi.
Nel momento in cui l'acqua tocca terra si alza una nuovola di vapore bianco che mi avvolge, che mi circonda, che quasi mi sostiene.
Il mio corpo è ustionato, non sono più io a comandarlo, le mani.
Mi chiedo se i problemi stiano davvero nel cuore e nell'anima, perchè mi sembra invece che affiorino sulla pelle e che l'acqua se li stia portando via nello stesso modo in cui potrebbe far scivolare della sabbia. Mi chiedo se il mio cuore è là dentro, tutto intero. C'è, lo sento battere, il battito è incredibilmente accelerato e potente, ma se non altro c'è. Mi chiedo in quale percentuale siano contenuti nel mio corpo la liberazione di un peso che mi opprimeva e la prevista delusione che ne è derivata. Direi un bel cinquanta e cinquanta.
Ma l'acqua è geniale, continua imperterrita a scivolarmi addosso e a portare con sè qualcosa di incredibilmente pesante.
Dove sarà finito quel qualcosa?
Mica lo cerco, sto bene senza!
La mia pace è finita, esco.
Foto. Bam. Ho ritrovato quel qualcosa. Peso, sullo sterno.
Inspira, espira.
1月12日 DiciottoMa in fondo quello che voglio è salire in macchina, è cercare un posto pregando San Parcheggino, è trovarlo, è fare la coda per comprare i biglietti, è il mio ultimo biglietto con la riduzione per minorenni.
Ma in fondo quello che voglio è spaventarmi per una porta sbattuta, è saltare sulla poltrona quando compare un infetto, è sapere che lei è vicino a me, è stringerla per sentirmi protetta, è farmi spiegare ciò che non avrei mai capito da sola, è ridere, è insultare il film per l'ennesimo spavento, è ammettere che il film mi è piaciuto.
Ma in fondo quello che voglio è ricevere un semplice messaggio di auguri prima di mezzanotte, è ricevere il primo messaggio del mio compleanno dalla persona che è con me, è ricevere messaggi attesi e inaspettati.
Ma in fondo quello che voglio è dire "sono grande", è ripeterlo all'infinito per convincermene.
Ma in fondo quello che voglio è uscire sotto la pioggia e infilarmi in macchina, è un giro a vuoto, è stare sotto casa mia, è parlare, parlare, parlare con lei.
Ma in fondo quello che voglio è una Nutella enorme, è un biglietto di auguri di Bastardi Dentro, è un libro sui film e sui libri che guarderemo e leggeremo insieme, è la sua storia scritta per me, è la sua storia che parla anche di me, è doverla continuare, è nascondere gli occhi lucidi.
Ma in fondo quello che voglio è tornare a casa e leggere tutto d'un fiato le parole dolci e amare, è soffrire con lei, è ridere con lei, è piangere per il magone e successivamente per la felicità.
Ma in fondo quello che voglio è messaggiare con loro fino alle quattro, è sapere che domani ci sarà una sveglia, è sapere di non poterla ignorare perchè domani è il MIO giorno.
Ma in fondo quello che voglio è essere svegliata poche ore dopo dal suo profumo che solitamente di prima mattina mi infastidisce, è adorare quel profumo perchè semplicemente è suo, è far finta di dormire per essere baciata sulla fronte, è ricevere i suoi auguri nel modo più dolce del mondo.
Ma in fondo quello che voglio è uscire di casa con il batticuore pensando alla giornata che sta per iniziare, è prendere l'ascensore, è uscire fuori dal portone, è la pioggia.
"Ma in fondo quello che voglio è che tu sia contenta, vederti sorridere e niente di più"
Ma in fondo quello che voglio è scoppiare a piangere, è guardarmi intorno nella speranza di vederle, è chiamarla, è scoprire che non ci sono, è piegare il cartellone bagnato, è camminare velocemente verso la scuola.
Ma in fondo quello che voglio è leggere un fogliettino appeso a un muro "Auguri Marta!", è staccarlo, è piangere, è accorgermi che un metro dopo ce n'è un altro, e poi un altro, e poi un altro ancora.
Ma in fondo quello che voglio e correre per la strada sotto la pioggia seguendo quei biglietti, è staccarli uno per uno, è ridere, è andare a sbattere contro i passanti, è chiedere scusa con la voce rotta, è tornare a correre, è trovare un altro biglietto.
Ma in fondo quello che voglio è entrare a scuola continuando a vedere e staccare biglietti di auguri, è entrare in classe in ritardo con gli occhi lucidi, è chiedere scusa alla prof, è sentire gli auguri della classe.
Ma in fondo quello che voglio è un'ora di matematica passata a fare il conto alla rovescia per il cambio d'ora, è sentire la campanella, è alzarmi, è rischiare di cadere per raggiungerla, per raggiungerle.
Ma in fondo quello che voglio è abbracciarle, è cercare nel modo più umano possibile di trasmettere loro la mia riconoscenza, la mia felicità.
Ma in fondo quello che voglio è essere felice, è che lei sia felice, è cambiare per lei, è dimostrarle che posso migliorare.
Ma in fondo quello che voglio è che lei mi ceda il posto per l'open day, è girare per la scuola abbracciando chi si è ricordato dei miei diciotto anni, è elemosinare auguri da chi proprio se n'è dimenticato, è perdonarli, è ringraziarli.
Ma in fondo quello che voglio è spuntarle da dietro e sorriderle, è farmi saltare addosso, è ricordarmi quanto le voglio bene, è stare con lei tutta la mattina, è parlare degli anni passati insieme e degli anni da passare, è sentirla di nuovo mia, di nuovo presente, di nuovo noi.
Ma in fondo quello che voglio è ricevere un secondo messaggio di auguri questa volta articolato, è piangere ancora, è ridere e piangere insieme, è non capire più nulla, è stare in questa condizione di parziale incoscienza, è stare così per lei, è sorridere per lei.
Ma in fondo quello che voglio è raccontare a tutti quelli che incontro la sorpresa che mi hanno fatto stamattina, è ripetere all'infinito "stupendo", "stupende", è vederle ancora, è abbracciarle ancora, è farmi baciare, è farmi fare gli auguri.
Ma in fondo quello che voglio è uscire da scuola e trovare lui tutto bagnato che mi aspetta, è ricevere il suo secondo bacio della giornata, è tornare a casa con lui alla ricerca dei biglietti che mi sono sfuggiti al primo passaggio.
Ma in fondo quello che voglio è l'abbraccio dei miei, è raccontare per l'ennesima volta come il mio compleanno sia partito nel modo giusto fin da mezzanotte, è raccontare per l'ennesima volta la sorpresa del mattino, è far provare loro le mie stesse emozioni.
Ma in fondo quello che voglio è bere un bicchiere di vino brindando con mio padre perchè "sono grande", è mangiare una torta con il numero 18, è ricevere in regalo qualcosa che sarà per sempre, è parlare della mia futura patente, è stracciarli in un test di teoria.
Ma in fondo quello che voglio è ricevere un messaggio "apri il tuo diario", è trovarci dentro una lettera, è commuovermi per le parole dolci che ci sono impresse, è ripensare ai momenti passati con lei, è ripensare a cosa avrei potuto fare e non ho fatto, è decidere che devo rimediare.
Ma in fondo quello che voglio è collegarmi a msn e leggere i messaggi personali di chi mi fa gli auguri, è ricevere le telefonate di due amici di infanzia, uno più vicino e uno più lontano.
Ma in fondo quello che voglio è scrivere un intervento dedicato al giorno del mio diciottesimo compleanno, è piangere mentre lo scrivo, è piangere mentre lo rileggo, è cercare di capire cosa ancora manca, è finalmente capire che mancano tante emozioni che ho provato e che non sono in grado di riportare, è sapere che mi servirebbero giorni e giorni per descriverne solo uno, questo.
Ma in fondo quello che voglio è vedervi sorridere, è sorridere a mia volta, è sapere che oggi voi c'eravate, è sapere che tutto questo è incancellabile.
Ma in fondo quello che voglio è farvi sapere che siete importanti.
Ma in fondo quello che voglio è essere grande pur rimanendo piccola.
Ma in fondo quello che voglio è un compleanno come questo, indimenticabile. 1月10日 Meno di quattro giorni ai diciotto"Quattro mesi alla maggiore età. [...] La prima volta che ho pensato ai miei diciotto anni ne avevo dodici e me ne mancavano sei. Sei anni, sono passati quasi sei anni. Ne sono successe di cose in questi sei anni! Chissà cosa succederà nei prossimi quattro mesi..." [Meno di quattro mesi ai diciotto. Intervento del 16 settembre 2007]
Ora che mancano meno di quattro giorni (e precisamente 31 ore) ai diciotto so cosa è successo in questi quattro mesi.
Dunque.
Ho combinato più casini del solito, se devo essere sincera, scatenando le ire delle persone a cui tengo di più. Sono stata triste e felice, ma molto più felice che triste. Ho pianto, anche se molto raramente. Ho aiutato qualcuno in qualche situazione, o almeno spero che il mio aiuto sia servito. Ho provato a rimettere in piedi rapporti, alcuni riuscendoci altri non proprio. Ho sognato, sia dormendo che a occhi aperti, molto più del solito. Ho lasciato per strada alcune persone che prima o poi tornerò indietro a prendere, sono stata lasciata per strada da alcune persone che forse non torneranno indietro mai più. Ho sentito una persona lontana scoprendo che in fondo mi vuole ancora bene. Ho visto persone vicine ma le ho percepite distanti. Ho dato io stessa l'impressione di essere distante, spesso e volentieri. Ho traslocato in un universo parallelo fatto di pace e sogni e ora ho paura di tornare sulla terra. Ho passato intere serate in un angolo della collina. Ho affrontato cinque interrogazioni negli ultimi due giorni di scuola prima delle vacanze di Natale ottenendo risultati non troppo brillanti. Ho visto un po' di film. Ho fatto colazione a Porta Susa. Ho cantato e urlato e saltato al concerto di Vasco del 22 settembre. Ho guardato la Mole da lontano, poi da vicino, poi da dentro e poi dall'alto della Mole ho guardato in giù. Ho recuperato due debiti. Ho guardato Scrubs per giornata intere. Ho detto di voler bene a persone a cui decisamente ne voglio, ho smesso di dirlo ad altre che vorrebbero sentirselo dire, nonostante comunque ne voglia anche a loro. Ho perso la testa per persone che. Ho lasciato molte frasi in sospeso. Ho sciato il 25 Dicembre, perchè io credo nel Natale. Ho visto la neve scendere dal cielo lentamente, l'ho guardata mentre scendeva con lo sguardo di chi ha risolto un problema e si ferma a guardare con orgoglio le prove della sua soluzione. Ho pensato, forse non abbastanza per rendermi conto che stavo sbagliando qualcosa. Ho pensato, abbastanza per rendermi conto che a volte non si può tornare indietro. Ho pensato che probabilmente non ho nessuna intenzione di tornare indietro perchè sto bene così. Ho pensato che ci sono rapporti che si sono lacerati ma che non ho la forza, il coraggio, la pazienza di aggiustare. Ho pensato che devo impormi di farlo, altrimenti mi lacero io. Ho mandato decisamente troppi sms, ne ho ricevuti altrettanti. Ho cantato i cori della curva. Ho scavalcato da un bagno all'altro quando sono rimasta chiusa dentro. Ho girato senza meta per il centro di Torino. Ho sentito il solito perdente, che anche oggi ha dichiarato di aver vinto. Ho scritto interventi lunghi e abbastanza insulsi, ho scritto questo intervento, insomma. Ho deciso di scrivere un intervento bello per i diciotto anni e poi si è risolto in questo. Ho lasciato perdere preferendo pubblicare che cancellare tutto. Ho fatto, ovviamente, molte più cose di quelle che ho scritto ma non per questo le cose non citate sono meno importanti. Ho passato quattro mesi che in definitiva si sono rivelati belli. Ho.
E quando ti accorgi
che la sera è già lì che qualcosa finisce o comincia così I brividi, i brividi che senti salire sono quelli che ancora ...non riesci a capire! [Vasco. Una nuova canzone per lei.] 1月5日 minuetto suona per noiAtteggiamento bimba viziata: on.
Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.
Io non so l'amore vero che sorriso ha... Pensieri vanno e vengono, la vita è così... [Mia Martini. Minuetto.] 1月3日 tempo, puf."Il tempo non passa affatto. Non è un fiume, non è un nastro. Siamo noi che passiamo. E i cronometri e gli orologi e i calendari ci fanno passare a una velocità coordinata e del tutto indipendente dalle nostre percezioni. Ci trascinano con i loro ingranaggi apparentemente neutri e ineluttabili, finchè non riescono a buttarci fuori dalle nostre vite."
"Come fai a dire così? Un'ora è un'ora."
"Prova a toglierti l'orologio, e a non avere intorno nessun altro strumento artificiale di misurazione, e poi dimmi cos'è un'ora."
"Sessanta minuti."
"E cos'è un minuto?"
"Sessanta secondi."
"E cosa cavolo è un secondo?"
"In che senso?"
"Se solo smetti di pensare a una lancetta che scatta lungo una piccola scala circolare mossa da un meccanismo o da un circuito elettronico."
"Eh."
"Prova a dirmi quanto dura un secondo. Che confini ha."
"Dura quanto dire u-no. I confini sono la u e la o."
"Quello è lo spazio che impiega una lancetta a percorrere una tacca del quadrante di un orologio. Ma togliti dalla mente la lancetta e la tacca e il quadrante e l'orologio e il nome, cosa rimane?"
"Non so."
"Non rimane niente. Oppure tutto. Lo spazio è aperto di nuovo, fuori dalle leggi schiaviste dell'oggetività che non esiste."
"Ma il ciclo della luce e del buio, esistono. Il ciclo delle stagioni."
"I cicli sono infinitamente liberi. Infintamente. Non hanno niente a che fare con la meschinità persecutoria e riduttiva delle scale millimetrate. Li puoi estendere come vuoi, farci stare dentro tutto quello che ti pare. Tra uno spazio ciclico e uno spazio cronometrato e calendarizzato c'è la stessa differenza che c'è tra una zebra libera di galoppare per i prati e una zebra rinchiusa in una gabbia di due metri per uno in un serraglio."
[Andrea De Carlo. Pura Vita.]
Mi scivolano davanti momenti di vita che vorrei durassero in eterno. Puf. Oggi è un altro giorno, è un altro mese, è un altro anno. Puf.
Vorrei dirti, vorrei
ti sento vivere dovunque guardo ci sei tu ogni discorso sempre tu ogni momento io ti sento sempre più [883. Ti sento vivere.]
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