Profil de MartaLibBlogListesLivre d'orPlus ![]() | Aide |
|
16 janvier Se ti tocco non hai più freddoP.N.
Eccomi qua.
Sono seduta su una sedia verde cigolante, davanti a me vedo Torino attraverso delle enormi vetrate.
Alla mia destra una ragazza ripassa non so quale materia, si guarda intorno, si immerge di nuovo nella lettura, scrive un messaggio, si guarda intorno... E via così, probabilmente aspetta qualcuno.
Anche io aspetto qualcuno.
Alla mia sinistra alcune porte, una è socchiusa. Lì dentro c'è lei. E' lei che aspetto. E' per lei che ora sono qui. E' lei che "sono troppo felice". E' grazie a lei che sto bene. Non oggi, sempre da quando c'è, da quando è entrata con irruenza nella mia vita.
[..una ventina di minuti dopo]
E' uscita poco fa, sorridendo.
Di quei sorrisi che ti fanno salire un brivido lungo la schiena, di quei sorrisi che ti riempiono, perchè sai che sono tuoi, sai che te li stanno regalando, sai che il merito è tuo.
[..qualche ora dopo]
Ci sono fiamme che pensi di spegnere, ma non lo fai. Quelle fiamme si ingrossano e a quel punto non pensi neanche più alla possibilità di spegnerle. Pensi magari a come evitare di provare dolore. Poi smetti di pensare anche a quello, l'importante diventa farsi scaldare. Diventa necessario essere a tua volta una fiamma per qualcuno, e continuare a scaldare.
Se ti tocco non hai più freddo.
15 janvier acquaMi infilo sotto la doccia consapevole che sarà un benessere effimero.
Leva del miscelatore completamente a sinistra, bollente. Un getto d'acqua improponibilmente calda mi colpisce la testa, sento le prime gocce scivolare lungo la fronte, sento il tepore sulle palpebre, le guance bagnarsi nuovamente, la bocca riempirsi.
Nel momento in cui l'acqua tocca terra si alza una nuovola di vapore bianco che mi avvolge, che mi circonda, che quasi mi sostiene.
Il mio corpo è ustionato, non sono più io a comandarlo, le mani.
Mi chiedo se i problemi stiano davvero nel cuore e nell'anima, perchè mi sembra invece che affiorino sulla pelle e che l'acqua se li stia portando via nello stesso modo in cui potrebbe far scivolare della sabbia. Mi chiedo se il mio cuore è là dentro, tutto intero. C'è, lo sento battere, il battito è incredibilmente accelerato e potente, ma se non altro c'è. Mi chiedo in quale percentuale siano contenuti nel mio corpo la liberazione di un peso che mi opprimeva e la prevista delusione che ne è derivata. Direi un bel cinquanta e cinquanta.
Ma l'acqua è geniale, continua imperterrita a scivolarmi addosso e a portare con sè qualcosa di incredibilmente pesante.
Dove sarà finito quel qualcosa?
Mica lo cerco, sto bene senza!
La mia pace è finita, esco.
Foto. Bam. Ho ritrovato quel qualcosa. Peso, sullo sterno.
Inspira, espira.
12 janvier DiciottoMa in fondo quello che voglio è salire in macchina, è cercare un posto pregando San Parcheggino, è trovarlo, è fare la coda per comprare i biglietti, è il mio ultimo biglietto con la riduzione per minorenni.
Ma in fondo quello che voglio è spaventarmi per una porta sbattuta, è saltare sulla poltrona quando compare un infetto, è sapere che lei è vicino a me, è stringerla per sentirmi protetta, è farmi spiegare ciò che non avrei mai capito da sola, è ridere, è insultare il film per l'ennesimo spavento, è ammettere che il film mi è piaciuto.
Ma in fondo quello che voglio è ricevere un semplice messaggio di auguri prima di mezzanotte, è ricevere il primo messaggio del mio compleanno dalla persona che è con me, è ricevere messaggi attesi e inaspettati.
Ma in fondo quello che voglio è dire "sono grande", è ripeterlo all'infinito per convincermene.
Ma in fondo quello che voglio è uscire sotto la pioggia e infilarmi in macchina, è un giro a vuoto, è stare sotto casa mia, è parlare, parlare, parlare con lei.
Ma in fondo quello che voglio è una Nutella enorme, è un biglietto di auguri di Bastardi Dentro, è un libro sui film e sui libri che guarderemo e leggeremo insieme, è la sua storia scritta per me, è la sua storia che parla anche di me, è doverla continuare, è nascondere gli occhi lucidi.
Ma in fondo quello che voglio è tornare a casa e leggere tutto d'un fiato le parole dolci e amare, è soffrire con lei, è ridere con lei, è piangere per il magone e successivamente per la felicità.
Ma in fondo quello che voglio è messaggiare con loro fino alle quattro, è sapere che domani ci sarà una sveglia, è sapere di non poterla ignorare perchè domani è il MIO giorno.
Ma in fondo quello che voglio è essere svegliata poche ore dopo dal suo profumo che solitamente di prima mattina mi infastidisce, è adorare quel profumo perchè semplicemente è suo, è far finta di dormire per essere baciata sulla fronte, è ricevere i suoi auguri nel modo più dolce del mondo.
Ma in fondo quello che voglio è uscire di casa con il batticuore pensando alla giornata che sta per iniziare, è prendere l'ascensore, è uscire fuori dal portone, è la pioggia.
"Ma in fondo quello che voglio è che tu sia contenta, vederti sorridere e niente di più"
Ma in fondo quello che voglio è scoppiare a piangere, è guardarmi intorno nella speranza di vederle, è chiamarla, è scoprire che non ci sono, è piegare il cartellone bagnato, è camminare velocemente verso la scuola.
Ma in fondo quello che voglio è leggere un fogliettino appeso a un muro "Auguri Marta!", è staccarlo, è piangere, è accorgermi che un metro dopo ce n'è un altro, e poi un altro, e poi un altro ancora.
Ma in fondo quello che voglio e correre per la strada sotto la pioggia seguendo quei biglietti, è staccarli uno per uno, è ridere, è andare a sbattere contro i passanti, è chiedere scusa con la voce rotta, è tornare a correre, è trovare un altro biglietto.
Ma in fondo quello che voglio è entrare a scuola continuando a vedere e staccare biglietti di auguri, è entrare in classe in ritardo con gli occhi lucidi, è chiedere scusa alla prof, è sentire gli auguri della classe.
Ma in fondo quello che voglio è un'ora di matematica passata a fare il conto alla rovescia per il cambio d'ora, è sentire la campanella, è alzarmi, è rischiare di cadere per raggiungerla, per raggiungerle.
Ma in fondo quello che voglio è abbracciarle, è cercare nel modo più umano possibile di trasmettere loro la mia riconoscenza, la mia felicità.
Ma in fondo quello che voglio è essere felice, è che lei sia felice, è cambiare per lei, è dimostrarle che posso migliorare.
Ma in fondo quello che voglio è che lei mi ceda il posto per l'open day, è girare per la scuola abbracciando chi si è ricordato dei miei diciotto anni, è elemosinare auguri da chi proprio se n'è dimenticato, è perdonarli, è ringraziarli.
Ma in fondo quello che voglio è spuntarle da dietro e sorriderle, è farmi saltare addosso, è ricordarmi quanto le voglio bene, è stare con lei tutta la mattina, è parlare degli anni passati insieme e degli anni da passare, è sentirla di nuovo mia, di nuovo presente, di nuovo noi.
Ma in fondo quello che voglio è ricevere un secondo messaggio di auguri questa volta articolato, è piangere ancora, è ridere e piangere insieme, è non capire più nulla, è stare in questa condizione di parziale incoscienza, è stare così per lei, è sorridere per lei.
Ma in fondo quello che voglio è raccontare a tutti quelli che incontro la sorpresa che mi hanno fatto stamattina, è ripetere all'infinito "stupendo", "stupende", è vederle ancora, è abbracciarle ancora, è farmi baciare, è farmi fare gli auguri.
Ma in fondo quello che voglio è uscire da scuola e trovare lui tutto bagnato che mi aspetta, è ricevere il suo secondo bacio della giornata, è tornare a casa con lui alla ricerca dei biglietti che mi sono sfuggiti al primo passaggio.
Ma in fondo quello che voglio è l'abbraccio dei miei, è raccontare per l'ennesima volta come il mio compleanno sia partito nel modo giusto fin da mezzanotte, è raccontare per l'ennesima volta la sorpresa del mattino, è far provare loro le mie stesse emozioni.
Ma in fondo quello che voglio è bere un bicchiere di vino brindando con mio padre perchè "sono grande", è mangiare una torta con il numero 18, è ricevere in regalo qualcosa che sarà per sempre, è parlare della mia futura patente, è stracciarli in un test di teoria.
Ma in fondo quello che voglio è ricevere un messaggio "apri il tuo diario", è trovarci dentro una lettera, è commuovermi per le parole dolci che ci sono impresse, è ripensare ai momenti passati con lei, è ripensare a cosa avrei potuto fare e non ho fatto, è decidere che devo rimediare.
Ma in fondo quello che voglio è collegarmi a msn e leggere i messaggi personali di chi mi fa gli auguri, è ricevere le telefonate di due amici di infanzia, uno più vicino e uno più lontano.
Ma in fondo quello che voglio è scrivere un intervento dedicato al giorno del mio diciottesimo compleanno, è piangere mentre lo scrivo, è piangere mentre lo rileggo, è cercare di capire cosa ancora manca, è finalmente capire che mancano tante emozioni che ho provato e che non sono in grado di riportare, è sapere che mi servirebbero giorni e giorni per descriverne solo uno, questo.
Ma in fondo quello che voglio è vedervi sorridere, è sorridere a mia volta, è sapere che oggi voi c'eravate, è sapere che tutto questo è incancellabile.
Ma in fondo quello che voglio è farvi sapere che siete importanti.
Ma in fondo quello che voglio è essere grande pur rimanendo piccola.
Ma in fondo quello che voglio è un compleanno come questo, indimenticabile. 10 janvier Meno di quattro giorni ai diciotto"Quattro mesi alla maggiore età. [...] La prima volta che ho pensato ai miei diciotto anni ne avevo dodici e me ne mancavano sei. Sei anni, sono passati quasi sei anni. Ne sono successe di cose in questi sei anni! Chissà cosa succederà nei prossimi quattro mesi..." [Meno di quattro mesi ai diciotto. Intervento del 16 settembre 2007]
Ora che mancano meno di quattro giorni (e precisamente 31 ore) ai diciotto so cosa è successo in questi quattro mesi.
Dunque.
Ho combinato più casini del solito, se devo essere sincera, scatenando le ire delle persone a cui tengo di più. Sono stata triste e felice, ma molto più felice che triste. Ho pianto, anche se molto raramente. Ho aiutato qualcuno in qualche situazione, o almeno spero che il mio aiuto sia servito. Ho provato a rimettere in piedi rapporti, alcuni riuscendoci altri non proprio. Ho sognato, sia dormendo che a occhi aperti, molto più del solito. Ho lasciato per strada alcune persone che prima o poi tornerò indietro a prendere, sono stata lasciata per strada da alcune persone che forse non torneranno indietro mai più. Ho sentito una persona lontana scoprendo che in fondo mi vuole ancora bene. Ho visto persone vicine ma le ho percepite distanti. Ho dato io stessa l'impressione di essere distante, spesso e volentieri. Ho traslocato in un universo parallelo fatto di pace e sogni e ora ho paura di tornare sulla terra. Ho passato intere serate in un angolo della collina. Ho affrontato cinque interrogazioni negli ultimi due giorni di scuola prima delle vacanze di Natale ottenendo risultati non troppo brillanti. Ho visto un po' di film. Ho fatto colazione a Porta Susa. Ho cantato e urlato e saltato al concerto di Vasco del 22 settembre. Ho guardato la Mole da lontano, poi da vicino, poi da dentro e poi dall'alto della Mole ho guardato in giù. Ho recuperato due debiti. Ho guardato Scrubs per giornata intere. Ho detto di voler bene a persone a cui decisamente ne voglio, ho smesso di dirlo ad altre che vorrebbero sentirselo dire, nonostante comunque ne voglia anche a loro. Ho perso la testa per persone che. Ho lasciato molte frasi in sospeso. Ho sciato il 25 Dicembre, perchè io credo nel Natale. Ho visto la neve scendere dal cielo lentamente, l'ho guardata mentre scendeva con lo sguardo di chi ha risolto un problema e si ferma a guardare con orgoglio le prove della sua soluzione. Ho pensato, forse non abbastanza per rendermi conto che stavo sbagliando qualcosa. Ho pensato, abbastanza per rendermi conto che a volte non si può tornare indietro. Ho pensato che probabilmente non ho nessuna intenzione di tornare indietro perchè sto bene così. Ho pensato che ci sono rapporti che si sono lacerati ma che non ho la forza, il coraggio, la pazienza di aggiustare. Ho pensato che devo impormi di farlo, altrimenti mi lacero io. Ho mandato decisamente troppi sms, ne ho ricevuti altrettanti. Ho cantato i cori della curva. Ho scavalcato da un bagno all'altro quando sono rimasta chiusa dentro. Ho girato senza meta per il centro di Torino. Ho sentito il solito perdente, che anche oggi ha dichiarato di aver vinto. Ho scritto interventi lunghi e abbastanza insulsi, ho scritto questo intervento, insomma. Ho deciso di scrivere un intervento bello per i diciotto anni e poi si è risolto in questo. Ho lasciato perdere preferendo pubblicare che cancellare tutto. Ho fatto, ovviamente, molte più cose di quelle che ho scritto ma non per questo le cose non citate sono meno importanti. Ho passato quattro mesi che in definitiva si sono rivelati belli. Ho.
E quando ti accorgi
che la sera è già lì che qualcosa finisce o comincia così I brividi, i brividi che senti salire sono quelli che ancora ...non riesci a capire! [Vasco. Una nuova canzone per lei.] 5 janvier minuetto suona per noiAtteggiamento bimba viziata: on.
Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.
Io non so l'amore vero che sorriso ha... Pensieri vanno e vengono, la vita è così... [Mia Martini. Minuetto.] 3 janvier tempo, puf."Il tempo non passa affatto. Non è un fiume, non è un nastro. Siamo noi che passiamo. E i cronometri e gli orologi e i calendari ci fanno passare a una velocità coordinata e del tutto indipendente dalle nostre percezioni. Ci trascinano con i loro ingranaggi apparentemente neutri e ineluttabili, finchè non riescono a buttarci fuori dalle nostre vite."
"Come fai a dire così? Un'ora è un'ora."
"Prova a toglierti l'orologio, e a non avere intorno nessun altro strumento artificiale di misurazione, e poi dimmi cos'è un'ora."
"Sessanta minuti."
"E cos'è un minuto?"
"Sessanta secondi."
"E cosa cavolo è un secondo?"
"In che senso?"
"Se solo smetti di pensare a una lancetta che scatta lungo una piccola scala circolare mossa da un meccanismo o da un circuito elettronico."
"Eh."
"Prova a dirmi quanto dura un secondo. Che confini ha."
"Dura quanto dire u-no. I confini sono la u e la o."
"Quello è lo spazio che impiega una lancetta a percorrere una tacca del quadrante di un orologio. Ma togliti dalla mente la lancetta e la tacca e il quadrante e l'orologio e il nome, cosa rimane?"
"Non so."
"Non rimane niente. Oppure tutto. Lo spazio è aperto di nuovo, fuori dalle leggi schiaviste dell'oggetività che non esiste."
"Ma il ciclo della luce e del buio, esistono. Il ciclo delle stagioni."
"I cicli sono infinitamente liberi. Infintamente. Non hanno niente a che fare con la meschinità persecutoria e riduttiva delle scale millimetrate. Li puoi estendere come vuoi, farci stare dentro tutto quello che ti pare. Tra uno spazio ciclico e uno spazio cronometrato e calendarizzato c'è la stessa differenza che c'è tra una zebra libera di galoppare per i prati e una zebra rinchiusa in una gabbia di due metri per uno in un serraglio."
[Andrea De Carlo. Pura Vita.]
Mi scivolano davanti momenti di vita che vorrei durassero in eterno. Puf. Oggi è un altro giorno, è un altro mese, è un altro anno. Puf.
Vorrei dirti, vorrei
ti sento vivere dovunque guardo ci sei tu ogni discorso sempre tu ogni momento io ti sento sempre più [883. Ti sento vivere.]
10 décembre non sono finiteE d'improvviso ricadi nel vuoto delle tue pene inesistenti.
Nodo alla gola.
Lacrime.
E, cazzo, sono lacrime amare ancora una volta.
Ci provi ad essere una persona felice.
Perchè ci provi, è così.
Ma ora hai un labbro che trema e non vedi lo schermo del pc perchè i tuoi occhi sono velati da un sottile strato di realtà.
Perchè, poi?
Basta, fai che la tua giornata finisca qua.
Domani andrà meglio.
Va già meglio.
"Vivere e sorridere dei guai
così come non hai fatto mai e poi pensare che domani sarà sempre meglio" 9 décembre più e menoPiù interventi paralleli, meno interventi divisori.
Più abbracci, meno contare le luci.
Più cioccolata calda, meno fingere di non volerla.
Più amore incondizionato, meno gelosia.
Più baci, meno chiedere baci.
Più regali scritti, meno regali comprati.
Più prestiti, meno regali.
Più cantare, meno playback.
Più messaggi di buonanotte letti al mattino, meno addormentarsi mentre si messaggia.
Più foto, meno foto mosse.
Più cioccolatini, meno "caramelle".
Più 22 Novembre, meno 22 Dicembre.
Più pianti liberatori, meno lacrime amare.
Più amici da sempre, meno allontanarsi senza motivo.
Più Vomìto, meno vomito.
Più macchine blu, meno macchine azzurro-che-non-si-può-comprare.
Più voglio e posso, meno voglio ma non posso.
Più c, meno k.
Più "allearsi", meno fare la guerra.
Più guidare con una mano, meno guidare senza mani.
Più esercizi in palestra, meno cadere di mento.
Più Capodanno, meno questa lontananza che mi ferisce.
Più segnalibri a forma di scimmia, meno orecchie alle pagine.
Più scrivere un intervento quando si dovrebbe studiare, meno studiare senza voglia e concentrazione.
Più "non è la soluzione", meno "basta".
Più sillogismi, meno Aristotele.
Più non farsi troppe domande, meno libri delle risposte.
Più legarsi, meno aver paura di farlo.
Più chupito all'Antico, meno attimi di tristezza.
Più stare insieme anche solo per cinque minuti, meno chiedere cinque minuti quando proprio non è possibile.
Più "se guardi in alto c'è ancora la luna", meno "si vede la luna persino da qui".
Più Torino al contrario, meno paura di cadere.
Più Uno, meno pescare due carte perchè non si dice "uno".
Più Due, meno di chimica.
Più Tre, meno tre meno meno.
Più Cinque, meno andare alle Cinque Terre quando piove.
Più Sei, meno trentasei.
Più Curva Ovest, meno tafferugli con la Est.
Più "ridere di te", meno ridere di me.
Più dieci ore, meno quando passano troppo in fretta.
Più tornare alle cinque, meno tornare.
Più cappuccini, meno caffè.
Sempre più te.
2 décembre e fiamme.M: io non metto l'amore prima dell'amicizia... penso non siano paragonabili perchè vanno messi su due piani di giudizio distinti...però l'amore è più intenso, quindi scrivere d'amore è più facile, se vogliamo, perchè le emozioni bruciano sotto pelle..
S: io vivo in maniera differente l'amicizia...per me brucia tutto sotto pelle S: io in amicizia tendo a dare tutto
S: fino anche quasi a distruggermi S: è successo in passato S: ora diciamo che è un incendio circoscritto S: e faccio attenzione a dove arriva S: e ho l'idrante dei pompieri a portata di mano M: S: sorridi perchè? M: per le precauzioni per non bruciarsi S: eccerto...non è che posso ustionarmi ogni volta M: ma quando ti ustioni ti rimane la cicatrice che è un ricordo indelebile S: ne ho parecchie...non ho bisogno di altre cicatrici per ricordarmi qualcosa M: se hai paura di bruciarti poi non vivi intensamente come potresti, non ti bruci, è vero..ma cosa ti rimane? S: il calore lo provi lo stesso S: non hai bisogno di buttarti nel fuoco per scaldarti M: se arriva un soffio di vento spegne la fiamma e tu congeli...e a quel punto di dimentichi anche di aver avuto caldo, prima.. S: il vento alimenta un incendio S: se il fuoco è piccolo e si spegne allora non era così importante M: e se piove? S: e se piove allora uno deve star lì ad alimentare il fuoco, cerca un modo per ripararlo S: se ce la fa bene...se no vale lo stesso discorso di prima M: puoi mantenere un fuoco acceso per sempre? S: certo M: e un fuoco può spegnersi e riaccendersi? S: se c'è ancora la brace sotto sì M: e se c'è un fuoco basso e lo voglio spegnere, mi conviene pestarlo o aspettare che piova? S: dipende da te M: cioè? S: nel momento in cui lo vuoi spegnere decidi tu se pestarlo o aspettare che sia il tempo a farlo M: il tempo è un bastardo S: il tempo guarisce ogni cosa S: e via con le frasi fatte M: il tempo è un grandissimo bastardo S: perchè? M: perchè se decidi di spegnere un fuoco pestandolo perchè non vuoi che si allarghi al 99% ti bruci un piede. se decidi invece di aspettare la pioggia, la pioggia arriverà dopo tanto tanto tempo, il fuoco si è allargato e tu ti ritrovi completamente carbonizzata e fradicia di temporale.. S: oppure puoi semplicemente andartene e lasciare il fuoco lì dove sta. M: se te ne vai il fuoco si mangia tutta la tua casa...ok, tu non ti scotti, ma rimani in mutande! S: io parlavo di un incendio...comunque anche un semplice fuoco...basta togliergli l'aria M: tu sai come si fa? S: se togli l'aria al fuoco questo non vive più, se non lo alimenti più con la legna, se non stai lì a far la brace il fuoco muore M: ma il fuoco può alimentarsi con quello che trova! S: non a lungo M: mi sto deprimendo S: perchè? M: boh, mi è venuta voglia di carne alla brace e so di non poterla avere.. Penso.
...e fiamme.
...e fiamme che ti scaldano da vicino.
...e fiamme che ti scaldano da lontano.
...e fiamme incapaci di scaldare.
...e fiamme che tremano.
...e fiamme che scoppiettano.
...e fiamme che generano fiamme.
...e fiamme che dilagano.
...e fiamme che ti costringono a scappare.
...e fiamme di cui diventi dipendente perchè senza il loro calore niente avrebbe più senso.
...e fiamme che tenti di alimentare con ogni mezzo a tua disposizione, ma che ti lasciano al freddo e distrutto per gli sforzi.
...e fiamme che invece vanno d'accordo con il tuo impegno e divampano, ti avvolgono, ti scaldano, non ti lasciano solo.
...e fiamme che hai sempre sottovalutato e che poi, quando meno te lo aspetti, ti bruciacchiano lasciandoti un segno, un dolce ricordo.
...e fiamme che, improvvisamente, si accendono e, mentre tu ti chiedi da dove sia arrivata la scintilla, si impadroniscono di te, ti catturano, ti ammaliano.
...e fiamme che vorresti si spegnessero, ma sei indeciso tra pestarle o lasciare che si affievoliscano da sole.
...e fiamme che decidi di pestare ma che non si spengono e ti bruciano, per di più.
...e fiamme piccole che s'ingrossano, e grosse che si rimpiccioliscono fino quasi a sparire.
...e fiamme che scoppiano enormi e ti scaldano, senza però bruciarti, senza lasciarti quella cicatrice che permette di non dimenticare.
...e fiamme che non curi ma che rimangono lì, in barcollante attesa.
...e fiamme che invece tenti di curare e di difendere accorgendoti poi che lo stai facendo invano, perchè si spegneranno comunque.
...e fiamme che, semplicemente, si spengono.
...e fiamme che si spengono, ma che conservano quel poco di brace che occorre a farle accendere ancora, e ancora, e ancora.
[...e fiamme su cui butteresti una tanica di benzina]
Grazie.
25 novembre la luna che non c'èLa voglio in faccia la verità 23 novembre cosa c'èSempre meno da dire. O forse sempre più da dire e sempre meno da scrivere. Sempre meno da scrivere qua, in particolare.
Ma che cosa c'è
ma che storia è... certo ci volevi solo tu... ...proprio e SOLO TU!... [Vasco. Cosa c'è] 20 novembre attesa nel presenteAttesa folle e un tantino morbosa che, anzichè togliermi le forze, continua a rinvigorirmi.
Ma dove vai Ma dove vai Tanto oramai sei mia Faccio così Passo di lì Ti prendo e ti porto via 18 novembre telefonata con addebitoRispondere a una telefonata con addebito non ha prezzo!
La tua voce.
E, poco dopo, la tua faccia, il tuo corpo, le tue mani, tu.
Tu, proprio tu.
Tu che mi abbracci, che mi sorridi, che mi stringi forte le mani, che mi racconti, che mi spieghi, che mi ascolti, che sei felice perchè io finalmente sono felice.
Tu che non cambi, tu che sei un libro aperto per me, tu che maturi poco alla volta.
Tu. Ed io.
Io che piangevo di felicità saltellando per casa, che non ci potevo credere, che poi ci ho creduto, che ho confidato a te per la prima volta quello che provo per una persona che non sei tu, che mi sono sentita capita e appoggiata, che mi sono sentita protetta.
Io che sorrido guardando il soffitto, che inciampo nei miei stessi piedi, che sbatto contro i mobili, che non vedo l'ora di ricevere la prossima telefonata per raccontarti come va.
Tu ed io.
Forse quel palloncino sta ancora volando. 12 novembre mi sta sul cazzoMi sta sul cazzo questa situazione.
Mi sta sul cazzo la gelosia.
Mi stanno sul cazzo le frecciatine.
Mi stanno sul cazzo soprattutto quando me le fanno a sproposito.
Mi sta sul cazzo chi mi giudica, in particolare se mi giudica per qualcosa che lui stesso fa senza rendersene conto.
Mi sta sul cazzo il mio frequente buonismo, il mio non prendermela quando chiunque se la prenderebbe, il mio incazzarmi per stronzate, il mio carattere di merda che me lo permette.
Mi sta sul cazzo la frase "tu non c'entri nulla, è un problema solo mio", soprattutto quando sono io a pronunciarla, ma anche quando lo fanno gli altri, in fondo.
Mi sta sul cazzo il mio pensare sempre a me stessa, il mio egocentrismo, la mia voglia matta di essere felice anche a discapito delle persone a cui voglio bene, il mio pensare che queste persone dovrebbero essere felici quando lo sono io.
Mi sta sul cazzo la mia tristezza, la mia voglia di solitudine, il mio pessimismo che mi porta a sbagliare tutto e sempre, la mia mancanza di spirito d'iniziativa, il mio cuore ancora troppo freddo nonostante tutti i sentimenti che vi si rincorrono.
Mi sta sul cazzo il mio vittimismo.
Mi sta sul cazzo quando sono davvero la vittima, ma nessuno ci crede perchè ho urlato troppe volte "Al lupo! Al lupo!".
Mi sta sul cazzo l'invidia, in generale quando sono io a provarla, in particolare quando provo invidia per chi amo.
Mi sta sul cazzo l'Amore perchè è una fregatura: tanto piacere, doppio dolore.
Mi sta sul cazzo il mio lato aggressivo, la parte di me che vorrebbe risolvere le situazioni con un pugno sul naso, con uno schiaffo, con un calcio sui denti.
Mi sto sul cazzo quando dovrei essere aggressiva e non lo sono, quando dovrei tirare un pugno contro il muro e non lo faccio, quando dovrei prendermi a schiaffi e non ne ho il coraggio.
Mi stanno sul cazzo i ricordi perchè fanno male e tanto.
Mi stanno sul cazzo soprattutto perchè non riesco a farne a meno.
Mi sta sul cazzo scrivere ciò che mi sta sul cazzo, è inutile.
Ma tu no, tu non mi stai sul cazzo.
11 novembre fuoriOcchi rossi e sguardo stanco.
Perchè hai voluto essere così?
Movimenti lenti e disorganizzati.
Ehi, sto bene qui..
Fitta nebbia profumata.
Ma ti pare?
Una penna e un quaderno.
Basta! contare le ore..
La penna non blocca i pensieri.
Purtroppo
La carta non li assorbe.
Che cazzo.
Resto qui, immobile nel buio di una stanza rischiarata dal pc.
Non buttare via il tuo tempo.
Resto qui, qualcuno mi ritroverà così. Fuori.
Devi avere perso il conto.
Fuori.
Ma, scusa, te l'avevo detto.
Fuori.
26 octobre guardare e vedereGuardo il cielo dopo la lunga pioggia. Tutto normale. E' pieno di nuvole chiare che nascondono totalmente il cielo, ma non i suoi raggi, e ogni tanto si vede qualche macchia di cielo azzurrissimo. Lo guardo per qualche minuto. Poi a un tratto lo vedo. E posso assicurare che vederlo non è come guardarlo. Vedere quel cielo è stato come capire la verità, così, all'improvviso e inspiegabilmente. cristiani e cretiniCristiano, che ovviamente significa "seguace di Cristo", nella tradizione evangelica sta ad indicare "seguace di Gesù". [...]
Col passare del tempo l'espressione è poi passata a indicare dapprima una persona qualunque, come nell'inglese christened, "nominato" o "chiamato", e poi un poveraccio, come nel nostro povero cristo. Addirittura, lo stesso termine cretino deriva da "cristiano" (attraverso il francese crétin, da chrétien), con un uso già attestato dall'Encicopedia nel 1754: secondo il Pianigiani, "perchè cotali individui erano considerati come persone semplici e innocenti, ovvero perchè, stupidi e insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti". L'accostamento tra Cristianesimo e cretinismo, apparentemente irriguardoso, è in realtà corroborato dall'interpretazione autentica di Cristo stesso, che nel Discorso della Montagna iniziò l'elenco delle beatitudini con: "Beati i poveri di spirito, perchè di essi è il Regno dei Cieli" [...]
In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo. Tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo: perchè, come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un'intelligenza inferiore alla media, ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini.
[Piergiorgio Odifreddi. Perchè non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)] 25 octobre quando faresti di tutto e quando noPoi improvvisamente faresti di tutto per una persona, senza essere in alcun modo ricambiato.
Poi improvvisamente qualcuno farebbe di tutto per te, senza essere in alcun modo ricambiato.
Poi improvvisamente tu faresti di tutto e lei farebbe di tutto e allora non c'è più un tu e un lei ma solo un grande voi.
Poi improvvisamente ti distacchi dal mondo e non te ne frega un cazzo di tutte le persone per cui avresti fatto di tutto, non te ne frega di non aver ricambiato chi avrebbe fatto di tutto per te, non te ne frega del grande voi, non te ne frega e basta.
Il primo principio di apatia nei confronti del mondo, nei confronti deli altri, nei confronti di te stesso, soprattutto.
Può sembrarti bello, all'inizio, ma è uno schifo.
All'inizio impari a fottertene degli altri, a pensare un po' a te.
Poi improvvisamente ti scopri staccato anche dal tuo stesso corpo, dai tuoi stessi pensieri. E allora ci provi a ritornare sui tuoi passi ma non è facile trovare di nuovo una persona per la quale faresti di tutto nè una persona che farebbe di tutto per te, forse sarà ancora più difficile che queste due persone siano in realtà la stessa persona e riscoprire un grande voi.
Pensieri inutili. 23 octobre è stato splendido amartiAnche se non sei più il MioBimboFuso riesci sempre a scuotermi in qualche modo. E' stato splendido amarti. E' sempre splendido ricordarti. Sarà splendido sentirti ancora, anche se impossibile sentirti ancora mio. Sono un po' malinconica ma non posso che augurarti il meglio.
"Quando un giorno sarai lontano e vedrai il cielo quando si colora, pensami almeno per un momento pensami almeno per mezzora" 22 octobre breve interruzione del lungo nullaMi rendo conto che qualcosa non va affatto quando l'unica voglia che mi rimane è quella di infilarmi sotto le coperte, dormire e svegliarmi solo quando tutti i miei problemi si saranno risolti. Bene, non posso farlo. Quindi passo le giornate a fare il fantasma, forse per compensare il fatto che il mio fantasma mi abbia finalmente (o no?) abbandonata. Ora che ci penso, però, sono sicura che tornerà ancora a perseguitarmi e a darmi qualche buono spunto per le mie scene patetiche in veste di vittima del mondo. Torno a fare quello che stavo facendo: nulla. |
|
|